Catechesi per adorazione comunitaria

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Venerdì 18 gennaio 2019, al termine della messa delle 18:30, si terrà un momento di adorazione comunitaria con lectio divina.

 

LA GRAZIA DELL’ADORAZIONE EUCARISTICA PERPETUA

È una grazia che da noi duri, ormai da quattro anni l’adorazione eucaristica perpetua. Secondo alcuni bisogna soltanto “fare”, quasi fossimo noi i facitori del mondo e della vita.

La Scrittura ci dice invece: “fermatevi! e riflettete.” Riflettete che Dio c’è davvero. E se Lui esiste tutto cambia; tutto ha un valore diverso.

L’adorazione è, prima di tutto, una forma di amore: chi adora sta davanti al Signore e lo guarda, perché chi ama si nutre con lo sguardo. Non si dice, forse, di qualcosa o di qualcuno molto amato e desiderato che lo “si mangia con gli occhi”?

Adorare significa dunque guardare e lasciarsi guardare da Dio: lo aveva capito un’anima semplice e profonda di circa due secoli fa. Accadde che il Curato d’Ars vedeva spesso un contadino analfabeta, suo parrocchiano, sostare a lungo davanti al Tabernacolo. Incuriosito, un giorno gli chiese: che cosa fai? Che cosa dici al Signore? E quello: “Niente! Lui mi guarda e io lo guardo. Questo mi basta per andare avanti”.

Quel contadino c’insegna anche un’altra cosa.

Che non può adorare chi è presuntuoso, malato di protagonismo, e vuol sempre stare sulla scena quasi che la vita fosse un teatro.

Il protagonismo è del tutto contrario all’Eucaristia. Gesù nell’Eucaristia si nasconde. E lo fa in un segno piccolo e insignificante, per di più esposto all’indifferenza, e perfino alla profanazione.

Non c’è proprio nulla in comune tra l’atteggiamento di Gesù che si nasconde e si annienta e il virus del protagonismo che così di frequente ci si attacca all’anima.

L’Eucaristia, inoltre, non è di moda per un’altra ragione: perché è più facile e più istintivo mangiare che lasciarsi mangiare. Oggi viviamo nell’età del consumismo. Anche qui Gesù e il mondo sono su piani diversi, opposti. Eppure la gente che consuma, ed è sazia di piaceri, è poi così vuota di pace, è sazia di cose effimere, ma affamata di vita vera, di amore vero, di ricchezza

vera, di vera felicità.

L’Eucaristia ci insegna a donarci. La comunione col Corpo del Signore mette dentro di noi questo spirito nuovo.

In tal modo l’adorazione eucaristica ci aiuta a comprendere e a diventare altari, tabernacoli e ostensori.

Sull’altare la nostra esistenza viene offerta giorno per giorno insieme a Gesù. Celebriamo l’Eucaristia per diventare a nostra volta eucaristia. Mangiamo il pane spezzato al fine di poterci, almeno un poco, spezzare a nostra volta per i fratelli.

Quello che avviene sull’altare non è dunque un rito staccato dalla vita; non è una cosa alla quale assistere dal fondo della Chiesa.

L’adorazione eucaristica ci aiuta a comprendere e a dilatare l’anima, perché il mistero dell’altare ci coinvolga fino in fondo, fino a diventare noi stessi un altare.

Ma ci aiuta anche ad essere tabernacoli, che custodiscono la Presenza del Signore. Se poi Gesù risuscitato è presente in noi, allora è giusto che diventiamo degli ostensori, un vaso sacro nel quale la divina Presenza viene proposta come segno. Così ogni cristiano diventa segno di Cristo per il mondo, un contenitore splendente della sua Presenza pur velata sotto il segno.

Si fanno tante mostre nel mondo, belle e brutte; si mostra tutto oggi, anche gli idoli fabbricati dalla mano dell’uomo. Perché non mostrare a tutti Colui che è l’unico vero Signore del mondo e che si fa presente e si dona nell’umilissimo segno del pane?

Vedete come l’adorazione ci insegni ad amare, a guardare con amore, a lasciarci amare, ad essere umili spegnendo in noi il virus del protagonismo, soprattutto ci insegna a diventare cristiani, immagine di Cristo nel mondo, sua imitazione, e dunque a diventare altare, tabernacolo ed ostensorio.

L’adorazione è ancora di più. L’adorazione è una scuola di profondità esistenziale. Ne siamo incapaci quando l’anima è piena di rumori e il cuore una piazza di strilli, un vociare confuso che lascia stanchi e oppressi. L’adorazione ci abitua al cielo, dove vivremo guardando ed amando il Signore. Essa ci consente di scegliere la parte migliore, quella di Maria, la donna eucaristica che si mette ai piedi di Gesù per ascoltarlo e vivere di Lui.